Quanto è stato esposto nelle pagine che precedono può ritenersi solamente sufficiente a darci una piccola idea della figura di Gigino calato nella realtà familiare attraverso i vari aneddoti riportati. Invero nelle stanze della sua vita c'è ben altro da far rilevare e che non può essere trascurato nè ritenersi separato dal contesto generale.
Perciò continuiamo a riaffermare che la sua generosità, la sua operosità instancabile, la sua tecnica ed il suo coraggio, corredati da una grande fantasia, costituirono i presupposti di quella attività imprenditoriale che a tutti sembra abbia dell'incredibile che crebbe e si sviluppò, oltre ogni aspettativa, in prevalenza quando cessarono gli eventi bellici e si ebbero condizioni favorevoli con il benessere economico che investì l'intero paese.
Allora la notorietà di "Gigino", i riconoscimenti spontanei non si fecero attendere ed oltrepassarono i confini regionali, nonchè quelli nazionali ed anche europei.
La fama della Pizza a Metro e del suo ideatore si diffusero oltre oceano tanto che ben presto si rese necessario cercare nel diritto e nelle leggi vigenti, forme di tutela in un campo in cui appariva inconsueto.
Tanti, da ogni parte e con assiduità, correvano trascinati anche dalla grande curiosità per gustare la famosa pizza che, a quell'epoca, ormai aveva già fatto l'immaginario collettivo il giro del mondo.
Meravigliava la forma inusuale e la bontà non comune per cui tanti cercavano di carpirne i segreti e le caratteristiche organolettiche che conteneva.
I segreti andava ricercati soprattutto nella grande esperienza del suo ideatore, nato e cresciuto in una famiglia di pianificatori e nella genuinità degli ingredienti.
Infatti, uomini illustri della cultura, dell'arte, dello spettacolo, della politica e delle isituzioni diventavano frequentatori abituali del locale per gustare la famosissima pizza, tanto che oggi Vico Equense è particolarmente conosciuta per la Pizza a Metro.
Ma l'orgoglio e la consapevolezza di essere stato uno dei primi imprenditori ad incidere profondamente nell'economia del paese, dove la mancanza di lavoro si faceva più che altrove, per assenza di attività industriali, fece sì di non soccombere e di superare ogni ostacolo in ogni momento.
Il richiamo di migliaia di turisti ha portato alla crescita economica nel campo della ristorazione in tutta la zona dell Penisola Sorrentina e dei Monti Lattari ed il merito di tutto ciò può essere attribuito in gran parte a Luigi Dell'Amura.
Non senza ragioni, un giornale giapponese in un articolo aggiunse accanto al nome di Pizza a Metro, l'appellativo di Università della Pizza.
Tanti altri aneddoti, tante altre vicende, tante altre piccole storie potrebbero arricchire queste pagine, ma non mi sembra opportuno dilungarmi ulteriormente per non abusare della pasienza di chi legge.
Tuttavia sembra soltanto indispensabile ancora fare qualche breve considerazione sull'aspetto culturale del fenomeno pizza a metro, che, in tante occasioni, è stato oggetto di dibattiti e discussioni nei salotti letterari nazionali ed internazionali e, in qualche caso, anche tema di tesi universitarie.
In verità Gigino operò una svolta nel campo della pizza come quella verificatosi nel mondo culturale ed artistico, svolta che interessò successivamente anche l'intera scienza culinaria.
Intendo riferirmi alla corrente culturale denominata futurismo.
Gigino ebbe, senza dubbio, il merito di aver effettuato una spinta ad una pietanza caduta quasi nell'oblio soffocata da nuove mode ed interessi nazionali ed internazionali.
Ciò fece rispettando le regole fondamentali ed i legami, per certi aspetti, alla tradizione, avvalendosi della sua genialità e della sua fantasia.
Possimao dire che mentre in epoca remota la pizza a Napoli ricevette il battestimo, a Vico Equense divenne adulta.
La pizza ci dà certamente la dimensione dello sviluppoa economico dell'uome nel tempo e rappresenta l'ansia dell'essere umano per sopravvivere nei tempi remoti ed attualmente è indice di benessere perchè è capace di soddisfare i bisogni primari di ogni ceto sociale attraverso i modi e le carattestiche formali e sostanziali che presenta.
Essa è storia, perchè rappresenta la più antica tradizione che è stata tramandata dalle epoche preistoriche ai tempi nostri.
Essa è filosofia perchè ha soddisfatto sempre l'interrogativo del vivere quotidiano; essa è scienza, perchè da sempre ha interessato la scienza dell'alimentazione; essa è geografia, perchè oggi è possibile scrivere una mappa dei luohi dive si è sviluppata e diffusa e può apparire essa stessa una carta geografica e diventare una bandiera con i colori dei suoi ornamenti; essa è diventata arte, perchè artista può essere ritenuto chi la prepara con fantasia, con originalità, spontaneità e passione, essa è libertà, perchè non ha frontiere nè condizionamenti di forme e di colori, nè rappresenta questo o quel partito e vola oggi in tutto il mondo come un lenzuolo e tutti i popoli si sono premurati con entusiasmo di darle nazionalità; essa non conosce nè odio nè rancore, perchè tiene sempre tutti insieme in allegria; essa è poesia, perchè è sempre capace di ispirare "licida carmina" per usare la terminologia Lucreziana; essa è cultura, perchè raccoglie introno a sè per simposi culturali, per dibattiti e confronti di idee, intellettuali di ogni campo; essa è anche amore, perchè generazioni di giovani intorno ad essa hanno trovato occasioni per conoscersi ed innamorarsi; in essa c'è l'anima di chi la consuma, sia che ciò avvenga nell'ambito delle mura domestiche oppure "extra moenia".
Il personale di allora, in buona parte, oggi è in pensione oppure vicino all'età pensionabile, alcuni dei loro figli sono subentrati ai genitori, altri che hanno seguito gli studi, oggi sono bravi professionisti o impiegati nei vari settori che la società offre loro.
Alcuni di essi sono anche sposati e perciò colgo l'occasione per esprimere loro l'augurio di una vita felice con la raccomandazione di non dimenticare mai i sacrifici fatti da mio padre Gigino, da noi suoi figli e dai loro genitori.
Per quanto mi riguarda, sento il dovere di dichiarare con certezza che oggi si fa tesoro del baglio di esperienze acquisite in passato seguendo gli insegnamenti e le tecniche del padre, con il meddesimo spiritodi sacrificio, sempre protesi a dare il meglio di se stessi, continuando ad affermare la grandezza della pizza ed il nome di Gigino nel mondo, attenti alle moderne esigenze di vita ed alle nuove espressioni culturali nel campo culinario.
Spero, attraverso le pagine che precedono, di essere riuscito a far conoscere, nalla ricorrenza del centenario della nascita, l'imprenditore Luigi Dell'Amura, che senza dubbio merita una giusta collocazione nella storia del paese.
Quanti non ebbero occasioni di conoscerlo sappiano che fu un uomo con orecchie sempre protese ad ascoltare i suoni dell'anima più che le voci malevoli proventienti dall'estero, pronto a fare per gli altri più di quanto avrebbe fatto per se stesso e soprattutto mirò a conquistare con grandi sacrifici personali ciò "che amava per non essre costretto poi ad amare solo ciò che fosse riuscito ad ottenere".
La storia che ho raccontato è storia vera che a me sembra una favola e che se dovessi riscrivere, comincerei proprio con le classiche parole con cui iniziano tutte le favole:
"C'era una volta un uomo di nome Gigino".....